04/05/2008

Perutz: un Nobel che scorre nelle vene

 

Quando Max Ferdinand Perutz cominciò i suoi studi sull’emoglobina, tutto quello che si conosceva sull'argomento lo si poteva scrivere sul retro di un francobollo. Erano gli anni ’30 e nessuno avrebbe scommesso sulla carriera scientifica di questo giovane viennese, naturalizzato inglese, che invece, nel 1962, riceverà il premio Nobel nella chimica per aver scoperto l'architettura e il meccanismo d'azione dell'emoglobina.
In “Le molecole dei viventi” (Di Renzo Editore), Perutz racconta la sua avventura scientifica, la gran parte trascorsa a studiare la struttura molecolare di questa proteina essenziale per la nostra vita, che trasporta l’ossigeno nel sangue dai polmoni ai tessuti. Anni di lavoro intenso, che hanno favorito lo sviluppo di nuove discipline di frontiera, come la genomica, e avviato importanti progressi nel trattamento e nella prevenzione delle malattie.
Ma Perutz non è stato solo lo scienziato tenace e originale, conosciuto in tutto il mondo per le sue intuizioni e per la grande umanità, ma anche uno dei maggiori artefici di un nuovo modo di fare ricerca, un modo collettivo, collaborativo, dove la scienza diventa 'cosa comune' da condividere con altri colleghi, esperti fisici, matematici e medici per il bene e lo sviluppo dell’umanità.
Nel saggio, il premio Nobel, scomparso nel 2002, sprona le nuove generazioni di scienziati a non perdersi d’animo e a essere pronti a superare le difficoltà che incontrano: i giovani ricercatori sono spesso costretti a pubblicare risultati rapidamente, per non vedere la propria carriera stroncata sul nascere e non essere tagliati fuori dai finanziamenti. Perutz per scoprire la struttura e le funzioni dell'emoglobina, ha impiegato più di trent'anni: oggi nessuno gli concederebbe così tanto tempo.

Anna Capasso

Vi aspettiamo dall'8 al 12 maggio alla
Fiera Internazionale del Libro
stand n. E71 PAD 1
Torino Lingotto Fiere

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categoria:libri, biologia, molecole
16/10/2007

Potere non è dovere

di Piergiorgio Odifreddi

Una volta la regina Elisabetta chiese a un inserviente di fare una cosa. Lui rispose; «Se posso», e lei ribattè: «Puoi, perché devi». Questo legame fra "dovere" e "potere" è in realtà una delle leggi fondamentali della logica deontica, che si occupa appunto di queste faccende. Non lo è invece il legame inverso, che si debba fare tutto ciò si può, perché altrimenti "dovere" e "potere" collasserebbero in uno stesso concetto. Quando uno scrittore intitola una sua opera "Se si può, si deve?", lo fa dunque per provocare. Soprattutto se si chiama Roald Hoffmann, ha vinto il Nobel nel 1981, ha scritto il meraviglioso libro di divulgazione "La chimica allo specchio" (Longanesi, 2005), ha condotto alla tv la fortunata serie "Il mondo della chimica", ed è da sempre attento ai problemi dell'etica nella scienza. In questa pièce teatrale, che sarà rappresentata il 13 ottobre in occasione di Bergamo Scienza, lo scienziato-letterato affronta il tema della responsabilità della ricerca, mettendo in scena una biologa molecolare che vuole pericolosamente isolare, in un'anatra morta durante l'epidemia del 1918, i geni del virus dell'influenza che causò la morte di 40 milioni di persone. A farla riflettere sulla sensatezza o meno dell’impresa sono il fidanzato e il padre. Il primo è un artista che testimonia la responsabilità dell'arte con le sue opere, dal papa che guarda una sua foto da bambino nella gioventù hitleriana, alla Madonna incinta che viene accarezzata sensualmemte dall'"angelo" che l'ha messa incinta. Il secondo è un chimico, morto suicida da poco per il rimorso di aver sintetizzato una molecola poi usata come arma chimica da un gruppo terrorista, e per la vergogna di aver scoperto che durante la guerra la sua famiglia ebrea si era salvata dalla deportazione solo grazie a una relazione della madre con un nazista. E Hoffmann rivolge silenziosamente a ciascuno di essi, così come a ciascuno di noi, la sua domanda: Se si può, si deve?

(Roald HoffmannSe si può, si deve?”, Di Renzo Editore, 2007, pp. 68, €10)

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22/07/2007


 


Roald Hoffmann
Should've” – “Se si può, si deve?”, - Di Renzo Editore - la nuova opera teatrale di Roald Hoffmann verrà presentata durante il 41st IUPAC World Chemistry Congress Torino che si svolge dal 5 al 12 agosto.
Per informazioni: www.iupac2007
Centro Conferenze Lingotto, ore 17.00 5 agosto 2007

Should've - Se si può, si deve?
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06/05/2007

Max Ferdinand Perutz

Le molecole dei viventi

Presentazione di Alfonso Maria Liquori


Pagine: 96 - Prezzo: € 11.00
ISBN: 8883231813 - Anno di pubblicazione: 1998
Note: 2° edizione aggiornata 2007

DI RENZO EDITORE


Il racconto che l’Autore, Premio Nobel per la chimica nel 1962 insieme a John Kendrew, fa della sua gioventù, le riflessioni sullo sviluppo degli studi chimico-biologici e il grande tema delle radici profonde dell’esistenza s’intrecciano armoniosamente in tre linee narrative e costituiscono la magia di questo piccolo volume. Ma quello che più avvince è il sentimento di umana simpatia con cui Perutz considera gli uomini di scienza che, come lui, intesero la loro attività alla stregua di un impegno politico, civile, morale volto alla difesa dei valori della cultura, della libertà e della giustizia.

 

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13/04/2007
Corriere della Sera, giovedì 12 aprile 2007, Pag. 49
 
di Edoardo Boncinelli
 
Se c'è un termine tecnico, squisitamente tecnico, che è entrato nel nostro lessico quotidiano, questo è «quark». Grazie a una fortunata serie di trasmissioni televisive, tutti sanno che esistono i quark. Ma che cosa è un quark? E un componente essenziale della materia ordinaria. I protoni e i neutroni presenti nel nucleo di ogni elemento chimico, e che costituiscono quindi la gran parte della materia dell'universo, sono fatti di quark: per la precisione ciascuno di loro è fatto di tre quark. Intorno al nucleo «girano» poi gli elettroni. Tutta la materia è costituita essenzialmente di quark e di elettroni.
Gli elettroni li conosciamo da un secolo e possiamo dire di aver imparato su di loro un bel numero di cose, per quanto stravaganti ci possano essere apparse in un primo momento. Col tempo gli elettroni ci sono diventati familiari. Non così i quark. Nati come semplice ipotesi di lavoro una quarantina di anni fa, hanno acquistato con il passare del tempo un volto sempre più definito, ma hanno sfidato e sfidano ancora la nostra capacità di comprensione. Hanno alcune proprietà in comune con gli elettroni, ma presentano anche grandi differenze.
 
Una di queste è che si attraggono reciprocamente con più forza quando sono lontani che quando sono vicini. Come se il Sole attraesse con più forza, molta più forza, il lontanissimo Plutone che Mercurio o la Terra che si trovano tanto più vicini. O come se un 'onda radio si facesse sentire di più a grandi distanze che nelle vicinanze della sorgente. Tutte le altre forze che conosciamo si indeboliscono a mano a mano che cresce la distanza. Quella che tiene insieme i quark, chiamata forza «nucleare forte», si comporta proprio all’incontrario: fortissima a grande distanza e debolissima a breve distanza.
Questa curiosa proprietà dei quark e della loro attrazione reciproca dà luogo a due fenomeni concomitanti che hanno profondamente stupito i fisici di questi decenni. Si tratta dei fenomeni complementari del «confinamento» dei quark e della loro cosiddetta «libertà assintotica». Con il primo termine si indica il fatto che nessuno ha mai osservato un quark isolato. Questi vanno molto spesso a gruppi di tre, per costituire appunto protoni o neutroni, e comunque non girano
mai da soli. Sono, per cosi dire, confinati. Ogni volta che si volessero allontanare vengono «richiamati alla base» da forze potentissime dalle quali non possono scappare. Quando però si trovano vicinissimi tra di loro, come all'interno di un protone, sembrano quasi ignorarsi. Si attraggono reciprocamente infatti con una forza debolissima. Fino al punto di poter essere considerati quasi liberi. E completamente liberi sarebbero se si trovassero a distanza infinitamente piccola. Le due proprietà ce li fanno assomigliare ad amanti distratti ma inseparabili: non possono stare l'uno lontano dall' altro, ma quando stanno vicini quasi si ignorano.
 
Queste sono solo alcune delle stranezze del mondo delle particelle subnucleari, per le quali nonostante tutto possediamo una teoria generale che prende il nome altisonante e un po' misterioso di cromodinamica quantistica, parola abbreviata come Qcd. Dietro queste scoperte e queste teorie ci sono uomini e donne che non solo riescono a maneggiare con disinvoltura concetti tanto astratti ma addirittura a concepirne di nuovi e sempre più rivoluzionari. Due di questi scienziati si sono adesso raccontati in due piccole autobiografie uscite nella serie «Dialoghi» dell'editore Di Renzo. Si tratta di due scienziati che hanno vinto il Premio Nobel per la Fisica molto di recente, nel 2004, proprio per le ricerche sui quark e le loro stranezze. I due libri in questione sono La Musica del vuoto di Frank Wilczek e L'universo affascinante di David Gross.
 
Frank Wilczek, di mamma italiana (originaria di Sant'Anaelo dei Lombardi, in provincia di Avellino) e di padre polacco, è il più giovane dei due ed è stato per qua1che tempo allievo dell'altro. Autore poliedrico, ha scritto un magnifico libro non ancora tradotto in Italia intitolato Fantastic Realities, realtà fantastiche, dove affronta i temi propri delle scoperte, ma non solo. Come a molti fisici, a Wilczek piace scherzare e stupire, trattando spesso gli argomenti più complessi con tono scanzonato se non iconoclastico. In questo libretto autobiografico ci parla della natura del vuoto, come preannunciato nel titolo, e dell'origine della massa esistente nell'universo. Più sistematico e sobrio, David Gross, che ho avuto modo di conoscere personalmente, racconta la propria vita dedicata allo studio di questi strani oggetti fisici e ci fornisce una trattazione essenziale ma accessibile della moderna teoria delle particelle, cercando di prefigurare quella che sarà «La futura rivoluzione nella fisica». come recita il sottotitolo del libretto. Due letture affascinanti.
 
La Musica del vuoto - Frank Wilczek – Di Renzo Editore
L'universo affascinante - David Gross – Di Renzo Editore
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categoria:nobel, cromodinamica, wilczek, gross
12/04/2007

Roald Hoffmann

Se si può, si deve?


Pagine: 72 - Prezzo: € 10.00
ISBN: 8883231791 - Anno di pubblicazione: 2007

DI RENZO EDITORE


In questa pièce teatrale, Roald Hoffmann riflette sulle responsabilità sociali di scienziati e artisti. Friedrich Wertheim, chimico di origine tedesca, si toglie la vita dopo aver scoperto che un gruppo di terroristi ha utilizzato una neurotossina di sua invenzione per commettere un genocidio. Le circostanze e le ragioni della sua morte sconvolgono profondamente la vita di tre persone a lui vicine: sua figlia Katie, anche lei una scienziata, ma con idee molto diverse sulle proprie responsabilità; il suo partner, Stefan, un artista concettuale e la seconda (ed ex) moglie Julia.
In 26 scene, rapide e frammentate, i tre personaggi s’interrogano sulle ragioni del suicidio, scoprendo scenari inaspettati. Divisi dai ricordi e da un passato segnato dalla morte, i tre cercheranno di resistere alle trasformazioni che l’evento porta con sé, finendo col modificare i rapporti reciproci.

Roald Hoffmann, chimico statunitense di origine polacca, ha studiato alla Columbia University e a Harvard. Nel 1962 ha sviluppato insieme a Robert Woodward le regole che spiegano alcuni meccanismi di reazione, per le quali ha ricevuto il Premio Nobel nel 1981. Attualmente insegna alla Cornell University di New York, dove si interessa di proprietà e comportamenti di sostanze organiche e inorganiche e dei materiali. Da sempre impegnato nella divulgazione scientifica, è anche autore di numerose opere di poesia e di teatro.

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12/04/2007

Roald Hoffmann

Se si può, si deve?


Pagine: 72 - Prezzo: € 10.00
ISBN: 8883231791 - Anno di pubblicazione: 2007

DI RENZO EDITORE


In questa pièce teatrale, Roald Hoffmann riflette sulle responsabilità sociali di scienziati e artisti. Friedrich Wertheim, chimico di origine tedesca, si toglie la vita dopo aver scoperto che un gruppo di terroristi ha utilizzato una neurotossina di sua invenzione per commettere un genocidio. Le circostanze e le ragioni della sua morte sconvolgono profondamente la vita di tre persone a lui vicine: sua figlia Katie, anche lei una scienziata, ma con idee molto diverse sulle proprie responsabilità; il suo partner, Stefan, un artista concettuale e la seconda (ed ex) moglie Julia.
In 26 scene, rapide e frammentate, i tre personaggi s’interrogano sulle ragioni del suicidio, scoprendo scenari inaspettati. Divisi dai ricordi e da un passato segnato dalla morte, i tre cercheranno di resistere alle trasformazioni che l’evento porta con sé, finendo col modificare i rapporti reciproci.

Roald Hoffmann, chimico statunitense di origine polacca, ha studiato alla Columbia University e a Harvard. Nel 1962 ha sviluppato insieme a Robert Woodward le regole che spiegano alcuni meccanismi di reazione, per le quali ha ricevuto il Premio Nobel nel 1981. Attualmente insegna alla Cornell University di New York, dove si interessa di proprietà e comportamenti di sostanze organiche e inorganiche e dei materiali. Da sempre impegnato nella divulgazione scientifica, è anche autore di numerose opere di poesia e di teatro.

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18/02/2007

Libri in uscita a Febbraio 2007, per conto di Di Renzo Editore

 

Michael F. Atiyah Premio Abel per la matematica) - Siamo tutti matematici
Frank Wilczek  (premio Nobel per la fisica)- La musica del vuoto
Luca Cavalli Sforza - Il caso e la necessità
Claudio Forti - L'uomo dei sogni
Giuseppe Sermonti - Tra le quinte della scienza
Roald Hoffmann  (premio Nobel per la chimica)- Così deve essere

Orazio Svelto - Il fascino sottile del laser

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18/02/2007

Che forza quei quark

 

di Piergiorgio Odifreddi

Per la maggior parte del pubblico televisivo italiano, “quark” è l’oscuro titolo di una fortunata trasmissione di divulgazione scientifica. Per i letterati, è una parola inventata da James Joyce in “Finnegans Wake”, nella frase «three quarks for Muster Mark»: probabilmente come storpiatura di “quart”, “quartino”, visto che il libro descrive il sogno di un proprietario di pub. Per i fisici, infine, “quark” è il nome assegnato da Murray Gell-Mann, premio Nobel nel 1969, ai costituenti fondamentali della materia al livello della fisica quantistica: un analogo, cioè, degli atomi per la fisica atomica o delle molecole per la chimica. La scelta del nome è dovuta al fatto che neutroni e protoni sono appunto costituiti da tre “quark”, di tre “colori” diversi (chiamati rosso, verde e blu, benché si tratti in realtà piuttosto di un tipo di carica elettrica). A causa della presenza di questi “colori”, la teoria che regola il comportamento quantistico dei quanti si chiama “cromodinamica quantistica”, abbreviata QCD, e uno dei suoi aspetti più misteriosi è il cosiddetto “sconfinamento”: il fatto, cioè, che i “quark” non si possono mai osservare isolatamente, perché sono tenuti insieme da una forza nucleare che ha la strana proprietà di crescere all’inverosimile quando essi cercano di allontanarsi, e di diminuire fino praticamente ad annullarsi quando invece essi stanno vicini. Lo scopritore della QCD è David Gross, che nel bel monologo-intervista “L’universo affascinate” (Di Renzo Editore, pp 75, € 9,50) narra come è arrivato a formularla insieme al suo studente Frank Wilczek, in un’impresa intellettuale che ha meritato loro il premio Nobel nel 2004. Da leggere e meditare, per capire cosa fa e come si fa la scienza.

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18/02/2007

I fisici si raccontano

 

di Umberto Bottazzini

Quattro scienziati della materia: Parisi, Gross, Gates, Perl. Storie diverse, accomunate dalle difficoltà di fare ricerca. “Tante domande, qualche risposta”

Sono preziosi i volumetti della collana “Dialoghi” che Di Renzo Editore manda con assiduità in libreria. Dialoghi con protagonisti della scienza, che raccontano la loro storia e la storia delle loro scoperte. In questi ultimi tempi sono apparse biografie e interviste con fisici.
Le storie individuali sono naturalmente diverse. James Gates racconta le difficoltà ad affermarsi di un giovane afro-americano, ammesso a studiare al Mit in un periodo, gli anni Sessanta, in cui ancora gli abitanti di Boston manifestavano esplicitamente la loro intolleranza razziale. Completamente diversa è la biografia di David Gross premio Nobel per la fisica nel 2004. Figlio di genitori ebrei, Gross ha trascorso l’infanzia a Arlington, vicino a Washington. Il padre, impiegato nella pubblica amministrazione, perse il lavoro nel 1952, dopo la sconfitta dei democratici e l’elezione di Eisenhower. Fu trasferito in Israele, dove David trascorse l’adolescenza, prima di iscriversi a Harvard, quando la famiglia ritornò negli Stati Uniti. Di famigli a ebraica è anche Martin Perl, premio Nobel per la fisica nel 1995. Cresciuto a Brooklyn, negli anni Quaranta studia ingegneria chimica e, dopo qualche esperienza di lavoro, nel 1950 si iscrive a un dottorato in fisica alla Columbia University di New York dove comincia la sua carriera di fisico sperimentale.
Più familiare per il lettore italiano è l’esperienza di Giorgio Parisi, uno dei grandi fisici teorici del nostro Paese. Formatosi all’Università di Roma, dopo un periodo trascorso alla Columbia a New York, decide di tornare in Italia, “anche se avevo ricevuto molte offerte allettanti all’estero e non mi sono mai pentito di questa decisione”.
Quello che accomuna le loro storie è la passione per la ricerca, per le sfide sempre nuove che pone lo sviluppo della conoscenza scientifica. “La natura cela i suoi segreti”, afferma David Gross, ed “è molto più astuta di quanto non lo siamo noi”. Nella scienza ci sono “tante domande, qualche risposta”, dice Perl. Invece, osserva James Gates, “molti sistemi di credenza partono dall’assunto che la risposta è già nota. Nella scienza, è esattamente l’opposto: prendiamo le mosse ammettendo di non conoscere la risposta”. Insomma, si procede come nella storiella dell’ubriaco, che cerca una chiave sotto un lampione anche se non è sicuro di averla persa lì, ma è lì che c’è la luce. “Gli scienziati fanno le cose che riescono a fare”, spiega Parisi. “Quando si accorgono di disporre dei mezzi per studiare qualcosa che fino a quel momento era stato trascurato, allora s’impegnano per quella strada”.
“L’arte della fisica” coltivata da Gates, da Gross e da Parisi si svolge sul terreno teorico, dove la matematica gioca un ruolo decisivo. Tuttavia, non c’è bisogno di essere un genio in matematica. Le teorie e le congetture della scienza son in ultima analisi soggette alla domanda: sono state verificate in laboratorio? Esistono delle evidenze che le confermano? “Io ho una buona conoscenza della matematica – dice Martin Perl – ma non sono un matematico geniale, così sono diventato uno sperimentatore”. Qual è il segreto del successo? “Devi solo avere una volontà di scoprire cose nuove sulla natura, e avere la forza di continuare a lavorare su un esperimento anche e soprattutto quando nessuno conosce la risposta che se ne può ottenere. La gioia più grande è sapere di essere il primo ad aver trovato quella risposta”. Una gioia, quella della scoperta, che ogni giovane studente che si avvia agli studi scientifici spera un giorno di provare.

- James Gates Jr., “L’arte della fisica. Stringhe, superstringhe, teoria unificata dei campi”, Di Renzo Editore, Roma, pagg. 90, € 10,50;
- David J. Gross, “L’universo affascinante. La futura rivoluzione della fisica”, Di Renzo Editore, Roma, pagg. 76, € 9,50;
- Giorgio Parisi “La chiave, la luce e l’ubriaco. Come si muove una ricerca scientifica”, Di Renzo Editore, Roma, pagg. 76, € 10,00;
- Martin Perl, “Tante domande, qualche risposta. Cinquant’anni di fisica delle particelle elementari”, Di Renzo Editore, Roma, pagg. 98, € 11,00.

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